Un tema nuovo ed interdisciplinare ha interessato e coinvolto gli ingegneri, di età e specializzazione diverse: la Biomimesi, il cuore del seminario ospitato lo scorso 23 maggio nella sede dell’Ordine di Bologna.

Relatrice è l’Ing. Valentina Cursio, dottoressa di Ricerca in Ingegneria Edile e Architettura, che nel 2014 fonda VIVATTIVA – Laboratorio di Ingegneria e Architettura –  con l’obiettivo di divulgare i valori della sostenibilità del progetto e dell’amore per la natura.

Dopo un approccio teorico, di introduzione sulla biomimesi, sono seguiti esempi pratici di applicazione del metodo biomimetico, nonché di prodotti in commercio innovativi e risolutivi per alcuni problemi della sfera umana.

Nella seconda parte del pomeriggio i partecipanti si sono divisi in cinque gruppi e con il coordinamento della relatrice hanno analizzato e scelto alcuni comportamenti o strategie messe in pratica da piante ed animali nel mondo della natura, per arrivare, secondo un approccio bottom-up, alla progettazione di sistemi complessi o prodotti biomimetici; in altri casi invece, partendo da un problema attuale o da una sfida per l’umanità, hanno cercato soluzioni innovative già presenti in natura, ispirandosi ad essa, secondo un approccio top-down.

In seguito al laboratorio di progetto i gruppi hanno presentato le loro proposte  che andrebbero approfondite e vagliate con un team di carattere interdisciplinare per valutarne la reale fattibilità. Eccole nel dettaglio:

  • Il gruppo 1 ha seguito un approccio “bottom-up”: osservando il comportamento delle foglie di loto impermeabili all’acqua hanno pensato di trasferire lo stesso tipo di microstruttura ai veicoli, per evitare i tergiscristalli, che ad alta velocità hanno scarsa efficienza;
  • il gruppo 2 secondo un approccio “top-down” si è chiesto come efficientare il sistema acque nell’ambito edile. Osservando la capillarità polmonare nell’uomo piuttosto che il sistema di filtraggio delle acque effettuato dalle balene hanno pensato ad un sistema integrato nell’edificio che possa prevedere una gestione efficiente di accumulo, distribuzione e pulizia delle acque;
  • il gruppo 3 si è ispirato alla microstruttura del corpo della formica argentata del Sahara, che riesce a sopravvivere ad alte temperature, prevedendo la produzione di microfibre per tessuti o vernici per ridurre l’assorbimento da irraggiamento, secondo un approccio bottom-up (ulteriore applicazione suggerita è stata quella nell’ambito automobilistico);
  • il gruppo 4 ha proposto la realizzazione di una “pelle” per l’edificio ispirata alla microcapillarità delle cortecce, alla traspirazione ed all’isolamento termico della pelliccia animale con lo scopo di mantenere il fresco nella costruzione (approccio bottom-up);
  • il gruppo 5 secondo una metodologia top-down ha individuato nell’inquinamento uno dei massimi problemi dell’umanità e ha pensato di progettare dei veicoli auto-pulenti e ricoperti con una vernice fotocatalitica che disgreghi le particelle inquinanti, ispirandosi alle foglie delle piante, prevedendo anche sistemi di filtraggio ispirati alla pegea o allo squalo balena.

“La biomimesi – spiega l’ing. Valentina Cursio –   si basa sulla convinzione che la natura ha già ottimizzato strategie e processi, mettendo in atto principi validi e replicabili in vari ambiti. L’innovazione tecnologica di derivazione biomimetica è finalizzata al miglioramento della vita umana ed al progresso scientifico in chiave “sostenibile” dal punto di vista ambientale, sociale ed economico”.

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